Per chi ha seguito le fasi della storia del Centro AntiVampiri, questa ultima ‘versione’ del sito conterrà sicuramente una strana sorpresa: è cambiato il nome dell’autore. Prima si chiamava Michele Ferrato, ora si chiama Mario Corte. È un altro? No, è sempre lo stesso. Ha cambiato nome? No, Mario Corte è il suo vero nome; Michele Ferrato, invece, era il suo pseudonimo. Ebbene, perché questo gioco di nomi? Per chi fosse interessato alla vicenda, facciamo un passo indietro.

Qualche anno fa, dopo aver lavorato per anni su certe intuizioni che avevo avuto riguardo ai Vampiri umani, arrivai alla conclusione che sarebbe stato meglio non formulare una vera e propria teoria. Non mi sentivo ancora pronto. Mi misi a scrivere, ma con l’intento del narratore, non del saggista, dandomi lo pseudonimo di Michele Ferrato. Non si trattava né di un capriccio né di un mascheramento: scelsi di darmi un altro nome per non mescolare una seria "specializzazione" editoriale (quella di autore di libri di reference, un campo che è la mia principale professione e nel quale molti mi conoscono) con un’avventura da narratore tutta da verificare. Scrissi un romanzo breve e una decina di storie di Vampiri umani. Il breve romanzo (Expositio ad bestias) e sei storie confluirono in una raccolta pubblicata dalla Digamma con il titolo La vita vista da sotto: sette prove dell’esistenza dei Vampiri.

Lo spunto per riprendere il discorso ‘saggistico’ sui Vampiri umani venne da Internet, che è un grande gioco e consente esperimenti - e test presso il pubblico - che nessun altro mezzo di comunicazione consente. Proviamo, pensai: male che vada, sarò uno dei tanti matti che corrono su e giù per le strade della città telematica declamando frasi sconnesse. Nacque così il ‘Centro AntiVampiri’, che spiegava l’essenziale sul vampirismo dell’energia, soffermandosi sulla sua diffusione, sui sintomi dell’aggressione vampirica, sull’identificazione del vampiro, sulla sua pericolosità, sui modi per difendersi. Il sito sviluppava queste tematiche appoggiandosi anche alle mie storie, che diventavano così esempi letterari ispirati alla vita di tutti i giorni, non meno efficaci (solo perché non meno ‘veri’) di quanto sarebbero stati dei comuni esempi presi veramente dall’esperienza quotidiana. Il sito ebbe un successo di pubblico immediato e di proporzioni inattese, tanto che decidemmo di tradurlo in tre lingue diverse dall’italiano, incontrando l’interesse e la simpatia anche di tanta gente sparsa un po’ in tutto il mondo.

Ma Michele Ferrato continuò a vivere anche in quel contesto, perché ormai lui e Mario Corte si erano divisi i campi: il primo scriveva sui Vampiri, il secondo su tutte le altre cose di cui si occupava il ‘proprietario’ dei due nomi (che di mestiere, da una vita, fa l’editoriale a tempo pieno): saggi, libri di consultazione, libri sportivi, altro.

Ma a questo punto bisogna fare un altro piccolo passo indietro. Quando ‘nacque’ Michele Ferrato, strane voci cominciarono a circolare sul perché io avessi scelto di darmi uno pseudonimo. Tali voci, come spesso avviene in questo mondo di Vampiri, si generarono praticamente sotto il mio stesso tetto, cioè nel mio ambiente di lavoro. Niente di nuovo, intendiamoci: come sappiamo, basta che una persona mostri una particolare intenzione verso qualcosa, o decida di fare qualcosa di nuovo e di creativo, si può essere certi che presto l’ombra di un Vampiro apparirà nel suo orizzonte. Il confine tra un’iniziativa che non vuole sfidare nessuno e un affronto personale alla ‘sensibilità’ di qualcuno che si sentirà comunque sfidato, nell’universo vampirico è sempre molto labile.

Invidia, diranno alcuni. No. L’invidia, per nutrirsi, ha bisogno di riscontri concreti, mentre al vampirismo basta solo l’intenzione. L’invidioso se la prende con chi ha successo, per esempio, mentre il Vampiro se la prende anche con chi crea solo le eventuali, eventualissime condizioni di un successo. Il Vampiro non è solo invidioso: si mette in testa di essere sfidato, e non si placa fino a quando non sente ripagato l’affronto. La prova l’avremo quando agirà. L’invidioso, infatti, può limitarsi a rodersi l’anima e a lasciar sfiatare la sua invidia attraverso battutine maligne. Il Vampiro, invece, prima o poi agisce. Agisce sugli ‘ingenui’ che ancora non hanno capito come stanno le cose, che ancora credono nei meriti del suo presunto ‘sfidante’, che ancora lo trattano con rispetto; e nell’agire, rivela. O meglio, manipola sapientemente l’immagine che gli altri hanno del presunto ‘sfidante’ dicendo e non dicendo, sospirando e ammiccando, facendosi da solo domande retoriche e rispondendo con mezze affermazioni… Interpretando, insomma, la parte di chi sa ma non parla.

Ed ecco che l’ambiente, attorno allo ‘sfidante del Vampiro’, si fa stranamente freddo. Gli stessi che prima lo accettavano serenamente, ora lo guardano con una vigilanza nuova, con un fare sospettoso del quale è impossibile venire a capo: è impossibile perché un Vampiro quasi mai viene tradito. Tradisce e porta a tradire, ma è difficilissimo che subisca la stessa sorte. Anche in questo si differenzia dal semplice invidioso, il quale invece prima o poi scivola proprio sui terreni che lui stesso ha reso sdrucciolevoli. Il Vampiro, invece, toglie ai suoi involontari complici l’energia per tradirlo, promettendo preziosi doni di potere, come la sua stessa attenzione, la sua stessa confidenza e, naturalmente, certe informazioni riservate…

Quali e quante chiacchiere e ‘rivelazioni’ si siano fatte su Michele Ferrato non lo saprò mai con certezza: il Vampiro, come ho detto, non si fa scoprire quasi mai. Certo è che, da un certo momento in poi, ogni mia titubanza sulla rivelazione della mia ‘identità segreta’ è stata indicata da ‘qualcuno’ (che eroicamente restava nell’ombra) come indizio di una qualche ‘colpevolezza’. Naturalmente si approfittava del fatto che, essendomi dato uno pseudonimo, tendevo a non rivelare proprio a tutti l’identità di Michele Ferrato; perché avrei dovuto usare uno pseudonimo, altrimenti: solo per raddoppiare il mio ego? Ma quando l’azione vampirica è scattata, ogni cosa che farai o dirai potrà essere usata contro di te. Praticamente, dal momento in cui un Vampiro si mette in testa di essere stato sfidato, sei in stato d’arresto.

In questo caso, si è potuto capire che una delle clamorose ’informazioni riservate’, molto probabilmente, era la seguente: dietro lo pseudonimo di Michele Ferrato c’ero, sì, io, ma c’era anche qualcun altro… Chi? Forse il vero autore dei miei racconti, forse il mio ghost writer, che si prestava a scrivere al posto mio, restando nell’ombra, in cambio di qualcosa. Che cosa, non l’ho mai saputo. Così come non ho mai saputo chi si celasse veramente dietro me stesso (cioè, dietro Michele Ferrato), secondo la tesi del Vampiro. Né ho mai saputo chi fosse il Vampiro stesso… Insomma, senza saperlo avrei rapinato le opere dell’ingegno di qualcuno che non si è mai fatto vivo e sono stato smascherato da qualcuno che non si è mai rivelato…

Questa storia personale spiega come dietro ogni ‘rivelazione’ di un Vampiro vi sia l’involontaria complicità di qualcuno estraneo al gioco. Il vero oggetto delle sue rivelazioni, infatti, non è né il ‘pubblico’ né tantomeno la sua vittima (cioè il ‘colpevole’ della presunta malefatta), ma una ristretta cerchia di persone disposte a credergli: il senso di scandalo che lui è in grado di suscitare con le sue ‘rivelazioni’ gli assicura la prima parte del suo ‘premio energetico’; l’atmosfera gelida che si crea attorno al suo ‘accusato’ gli assicura la seconda parte di quel premio; le inevitabili conseguenze sui rapporti tra l’accusato e gli ‘informati’ completano il suo pasto.

Quelle conseguenze sono inevitabili: l’accusato, infatti, dopo aver tentato in tutti i modi possibili di venire a capo di certe atmosfere gelide e del cambiamento di comportamento di certe persone che prima gli erano amiche, non potrà fare altro che tagliare quei rapporti, ormai intrisi del veleno della sfiducia e del sospetto. Ma anche di questo, della rovina dei rapporti tra l’’accusato’ e gli ‘informati’, dovrà rispondere il Vampiro, il quale, nell’ombra, gode sinistramente dello sfascio che ha provocato.

In conclusione, per carità: io sono Mario Corte. Il Centro AntiVampiri è di Mario Corte e suoi sono i racconti pubblicati nel sito e nel volume Vampiri energetici. Michele Ferrato è morto. Se qualcuno vuole rivendicarne la salma, essa è a sua disposizione.
Diritti d’autore compresi.

Mario Corte


 

 

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